Presentiamo gli artisti: ROSANNA BRAMBILLA

Val d'Orcia Art Festival Ets

Conosciamo meglio l'artista...



Se le dico arte, quale è la prima cosa che le viene in mente?

Mi viene in mente la vita. Vita perché l’arte a mio avviso è un modo naturale di alimentare la bellezza, di alimentare la nostra presenza su questa terra, con un nutrimento che ci viene dall’appagamento e vedere delle opere che apparentemente non sono finalizzate né a un utilizzo né a un consumo, è un’espressione dell’animo e anche una capacità di chi usa quel mezzo di esprimere delle emozioni.

Mi racconti come ha scoperto la sua ‘vocazione’ per l’arte e quali sono stati i suoi primi passi all’interno di questa passione/professione?

L’ho scoperto da piccola, quando ho capito che preferivo disegnare che giocare. Ho cominciato a disegnare e dipingere molto presto, avevo la fortuna di avere un colorificio sotto casa che era diventato il mio luogo dei desideri; sono stata sempre molto assecondata e non ho avuto limitazioni nell’utilizzo e nella sperimentazione delle tecniche molto presto. A scuola sia alle elementari che medie ho avuto degli ottimi insegnanti che mi hanno incoraggiata. Al primo anno delle Medie ero al settimo cielo perché i professori mi avevano affidato una vetrata da dipingere; quindi in quel contesto, in cui la pittura era diventato un mio gioco, ho iniziato. Arrivato il momento di scegliere il Liceo, ebbi un insegnante ‘illuminato’ che disse ai miei genitori di lasciarmi scegliere la scuola che volevo, perché tanto la mia strada sarebbe stata nell’arte, quindi ho scelto il Liceo Artistico.
Ci sono delle particolari ritualità che usa fare mentre crea le sue opere? Come per esempio ascoltare musica o altro…

Sono variati nel corso del tempo…io adoravo mettermi all’opera quando gli altri andavano in pausa pranzo, quindi torna il tema dell’alimentazione. Mi piace dipingere anche con la musica, vado in uno stato di trance quando capita. Io non ho un pezzo che inizio e finisco, ma ho una fase preparatoria con un’opera poi ne ritocco un altro e così via, quindi lavoro su più pezzi alla volta. La musica che mi accompagna, non dipende dal mio stato d’animo, a me piace molto Bach, ma ho anche una radio in cui sento musica etnica, jazz e altro; non mi preparo alla pittura con la musica, ma spesso può capitare che ce l’ho come sfondo.

Quali sensazioni vuole esprimere attraverso la sua arte?

Per quanto riguarda l’ultima serie di opere, riguarda la capacità di alcuni segni di aiutare alla risonanza degli archetipi. Quindi mi piacerebbe che, chi guarda, possa intravedere attraverso i tanti dettagli, o la curiosità che possa generare il mondo degli arcani e possa consentire chi li guarda di esplorarsi e far risuonare qualcosa dentro. In più vorrei suscitare un senso di leggerezza e appagamento gioioso.

Quale tecnica usa maggiormente?

Le tecniche dipendono dagli argomenti che decido di trattare nelle mie opere. Per esempio una volta ho disegnato dei drappi e poi ci ho attaccato delle stoffe, mi piaceva l’idea di far diventare il disegno un oggetto tridimensionale. Ho usato anche penne e pennini con gli arcani maggiori. Negli ultimi ho riscoperto una forma di collage. Non uso l’olio perché richiede una prova di lentezza e pazienza a cui non sono ancora pronta, sono un po' presa dalla mia velocità per il momento.

Ogni professionista ha il suo strumento di lavoro, quale è il suo?

Io uso penne, pennini, pennarelli, sono attratta da tutte le punte di ogni dimensione. Poi compro una quantità spesso enorme di acrilici, però mi piace pensare di averli sempre a disposizione.

Il colore è importante in una qualsiasi opera, quali colori usa, ricerca per esprimersi nella sua arte? Ce ne sono alcuni che spiccano più di altri?

Le mie opere sono tutte molto colorate, non c’è una dominante, qualcuno ha detto che ho dei colori molto decisi, espressionisti. Ho colori molti vivaci ma senza che ci sia una dominante, talvolta uso il colore come se fosse un'unica materia, perciò mi servono veramente molti colori.

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